Progetto Mkombozi

Dar es Salaam – Tanzania
Responsabile: Laura Zambaldo

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Il progetto supporta due gruppi di beneficiari (uno costituito da 40 uomini e donne con problemi fisici e l’altro formato da 60 madri aventi bambini affetti da spina bifida, idrocefalia, epilessia). I due gruppi di lavoro sono coinvolti nella realizzazione di prodotti ricamati quali:

* strofinacci da cucina, medi e piccoli;
* asciugamani da bagno larghi e accappatoi per neonati;
* tovaglie da tavolo, tovagliette, bavaglini, copriletti.

Tali prodotti vengono venduti in loco e in Europa; Harambee sostiene il progetto mettendo in vendita questi prodotti presso il nostro negozio equo e solidale di Calcinate (BG).

ORIGINE DEL PROGETTO

Il progetto ha origine dall’iniziativa di Christa Staub, una signora di nazionalità svizzera che risiede in Tanzania da molti anni e che ha sposato la causa del volontariato, essendo essa stessa figlia di volontari. La signora Staub dedica circa 40 ore alla settimana a questo progetto, creando nuovi modelli, procurando il materiale necessario e supportando la vendita dei prodotti finiti.

ATTIVITÀ

I gruppi sono formati da persone con gravi problematiche relative al proprio inserimento nella società e nell’economia locale, nella maggior parte dei casi impossibilitate a produrre i mezzi per il proprio sostentamento. Grazie al loro lavoro a domicilio ricevono un compenso e diventano indipendenti.

Durante la settimana il lavoro si svolge a casa, mentre ogni mercoledì i gruppi si riuniscono per circa 4 ore all’Ospedale gestito da CCBRT, per lavorare insieme. L’obiettivo di questi incontri è anche quello di consentire un’interazione concreta tra le persone coinvolte nel progetto e rafforzare la motivazione e l’entusiasmo di ciascuna di esse in relazione alle attività svolte e alla prospettiva di realizzare un guadagno.

Nel corso di tali incontri vengono proposte innovazioni alla produzione, in termini di modelli, disegni, modalità di commercializzazione. Un altro obiettivo del progetto è promuovere il talento dei soggetti e renderlo esplicito.

Inoltre, durante la permanenza presso le strutture dell’ospedale, vengono compiute altre importanti attività quali sottoporsi a visite mediche, ricevere medicine, effettuare delle sedute di fisioterapia. Nella parte finale degli incontri i beneficiari ricevono anche il denaro relativo ai prodotti venduti, oltre al materiale per la produzione della settimana successiva.

Gli incontri del mercoledì vengono monitorati da Sofia, una giovane tanzaniana, anche lei disabile che ha imparato a cucire presso una struttura gestita dalla Salvation Army a Dar es Salaam e ha perfezionato in seguito la sua tecnica con Christa. Il monitoraggio di Sofia è rivolto al controllo di qualità, ma si dedica anche all’insegnamento delle tecniche ai nuovi arrivati e a tenere la contabilità. Il salario di Sofia è pagato da donatori privati che sostengono il progetto da circa 6 anni.

Parte del ricavato dalla raccolta fondi è servito a creare un fondo di auto finanziamento.

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